I rubini di Myanmar

Mogok è un’importante città mineraria situata nella divisione di Mandalay, nel Myanmar, l’antica Birmania. Lì si estraggono e si lavorano i migliori rubini del mondo, con metodi che sono rimasti sostanzialmente invariati nel corso degli ultimi quattro secoli.
Mogok, a 1200 metri di altezza, è il centro di quella che viene chiamata “valle dei rubini”. Queste gemme di altissima qualità sono le più ricercate al mondo, soprattutto per il colore. Fra queste, spicca la varietà detta “sangue di piccione”, la più rara e apprezzata, di un colore puro e intenso, che può arrivare a valere più del diamante. L’estrazione avviene con metodi tradizionali e le pietre si acquistano alle grandi aste che si celebrano annualmente a Rangoon.

Anche se i rubini di buona qualità raramente superano i 5 carati, a Myanmar sono stati trovati esemplari notevoli. Nel 1875 furono lavorate due gemme, rispettivamente di 32,35 e 38,55 carati, mentre nel 1899 fu rinvenuto un sangue di piccione di 77 carati. Nel XX° secolo sono stati trovati il Peace, di 43 carati allo stato grezzo, e il Chhatrapati, di 40. I due giganti della famiglia sono l’Edwards, di 167 carati, conservato presso il British Museum of natural History, e l’Hixon, di 196,1 carati, custodito presso il natural History Museum di Los Angeles.

Le miniere
I primi documenti sullo sfruttamento  delle miniere di pietre preziose risalgono al 1597, anno in cui i giacimenti minerari passarono alla proprietà del re di Birmania. Fino al XVIII secolo, la popolazione locale venne impiegata nelle miniere in condizioni di schiavitù. Fra il 1886 e il 1962, anno in cui le miniere furono nazionalizzate, lo sfruttamento fu in mano britannica. Attualmente le rudimentali tecniche di estrazione, i continui furti e un assetto commerciale poco efficiente, rendono la produzione e il commercio di questi rubini molto instabile, tanto che le miniere sono sorvegliate dall’esercito.

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