I granati

La parola granato deriva dal colore dei semi di melograno. Oltre alla bellezza delle formazioni cristalline, i granati presentano molto interesse per la composizione chimica, che è ossido d’alluminio combinato con altri elementi in proporzioni varianti, calcio, ferro, magnesio, etc: il granato almandino è un ossido di ferro e alluminio in cui un po’ di ferro è stato sostituito dal magnesio; se il magnesio predomina sul ferro, si ha il granato piropo.
Vi sono molti strati intermedi, ciascuno con proprietà differenti, ma isomorfi, cioè con formazione del cristallo invariata.
Tutti i granati sono isotropici, cioè on raddoppiano il raggio rifratto. L’almandino, che è rosso porpora, quando è tagliato a cabochon cavo talvolta presenta una stella a quattro raggi, o il gatteggiamento: è una pietra dal brillio forte, di una luce d’acciaio, dovuta al potere rifrangente, che è comparativamente alto.
Il piropo, di colore rosso sangue, di solito viene sfaccettato. Raramente usato nel Medioevo e nel Rinascimento, il piropo conobbe una fortuna straordinaria nel XIX° secolo.
La hessonite, o pietra cannella, divide con lo zircone il nome antico di iacinto; è di colore bruno caldo, e presenta sotto la lente granulazioni, dovute alle inclusioni, di cui è piena: fa parte delle grossularie, di cui la varietà sudafricana è verde, traslucida, e spesso ha macchiette nere come nelle uova d’uccello. Erroneamente questa gemma si trova sul mercato sotto il nome di giada del Transvaal.
Il granato demantoide fu scoperto per la prima volta intorno al 1860 nelle ghiaie granatifere della Bobrovska degli Urali: è d’un colore caldo verde-giallo con brillante dispersione cromatica; è una pietra molto tenera, ma la sua estrema bellezza può indurre a non tener conto di questa considerazione pratica.
La varietà gialla di granato è detta topazolite, e quella nera, usata raramente in gioielleria, è detta melanite; altre specie sono l’andradite, la spessartite e l’uvarovite.

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